“Abstract”, il documentario dedicato al mondo del design

Netflix ci vuole bene, o meglio, ha pensato anche a noi artisti, designer, sognatori…

In questo periodo di clausura chi non ha almeno una volta acceso la TV per guardarsi una sfilza di episodi di una serie TV? Chi non ha sfogliato il catalogo di titoli in streaming in cerca di qualcosa d’interessante? Io per esempio sono uno di quelli che passa metà della serata a scegliere un titolo, poi alla fine mi stanco e non guardo nulla (sì lo so, sono un caso patologico).

Comunque, oggi vi voglio parlare di un interessantissimo documentario prodotto da Netflix: “Abstract”. Gli episodi raccontano l’esperienza, le difficoltà, i progetti di professionisti che hanno saputo lasciare il segno, a modo loro.

La notizia positiva è che la nota piattaforma di streaming ha deciso di caricare su Youtube la serie completa!
La prima stagione risale al 2017, mentre la seconda al 2019. Di quest’ultima vorrei soffermarmi in particolare sui protagonisti di due episodi: Paula Scher e Christoph Niemann.

PAULA SCHER
Nata nel 1948 a Washington. Designer all’avanguardia, combattiva e rivoluzionaria. Componente fondamentale della famosissima Pentagram, agenzia di comunicazione con varie sedi in America ed Europa.

Paula si è dovuta far valere fin da giovane col padre, che di professione faceva il cartografo, molto diffidente verso il mondo dell’arte: per lui quell’ambiente era poco utile, molto meglio il ragionamento matematico, le misure, l’ingegneria. Ma questo non ha impedito a Paula di crescere, imparare, rischiare.
È stata una delle prime a studiare a fondo la tipografia così tanto da inglobarla come parte integrante del visual: una tipografia molto presente, d’impatto, quasi ingombrante, ma che le ha permesso di farsi riconoscere.

Come ogni designer che si rispetti, Paula ha anche un pizzico di pazzia. Infatti nel documentario la si vede alle prese con una grande parete sulla quale ha dipinto la cartina degli Stati Uniti divisa nei vari stati, e ogni stato ha una serie di dati scritti. Poi veniamo a sapere che non c’è solo questa mappa, ma una serie di cartine che rappresentano informazioni demografiche, numeri civici ecc. (tutti rigorosamente scritti a mano). Io dopo cinque minuti butterei all’aria tutto!
Una grande donna, Non la conoscevo e in un’oretta l’ho apprezzata molto.

Ecco un estratto dal documentario:
“Le idee nascono in ogni modo possibile. Le migliori mi vengono in taxy. Seduta nel traffico a scarabocchiare. Lascio che il subconscio prenda il sopravvento. Così posso fare libere associazioni. Devi calarti nella realtà per fare design, se non sei calato nel mondo non puoi fare nulla.”


CHRISTOPH NIEMANN

Nato nel 1970. Illustratore tedesco, recatosi a New York per assorbirne tutte le influenze culturali e artistiche, per poi tornare in Germania, a Berlino, e dedicarsi a quello che gli riesce meglio: raccontare con matita, pennelli e colori. Dalle 9:00 del mattino fino alle 18:00. Punto (bravo, così si fa!).

È conosciuto per 22 copertine del settimanale New Yorker. Nel documentario Christoph racconta che ogni due settimane doveva portare in redazione un’idea con la I maiuscola. Non si parla di un giornaletto qualunque, quindi immagino la pressione e l’ansia…
In un’altra parte dell’episodio racconta che le cose devono essere spiegate con i giusti elementi, non troppi ma anche non troppo pochi; per questo fa l’esempio di un cuore: per essere capito e rappresentato correttamente, un cuore non può essere ne un quadrato rosso, ne una forma anatomica con sangue che cola; deve essere la giusta via di mezzo, ovvero il rosso del sangue (senza gocce, mi raccomando) e poche linee curve. Intuizione e essenzialità, questo è quello che Christoph Niemann ci vuol raccontare con la sua esperienza da illustratore.

Ecco un estratto dal documentario:
“È un’opinione comune  che fare qualcosa di bello accresca l’autostima. Ma con le idee, spesso credo sia il contrario. Per ogni buona idea che hai, ti senti sempre più in difficoltà perché diventa più difficile ripetersi. Di certo è impossibile. Ma quando ho capito che quelle paure avrebbero potuto rovinare il mio lavoro, ho deciso che dovevo affrontarle. Bisogna esercitarsi e migliorarsi. Tutti gli atleti, o i musicisti, si esercitano ogni giorno. Perché dovrebbe essere diverso per un artista?”

Mi chiamo Mirco Baldocchi, ho 32 anni e vivo in provincia di Monza. Sono un Web/Graphic Designer con svariati anni di esperienza nel campo della comunicazione off-line e on-line.

Mi occupo di: Brand e Corporate identity, Comunicazione off-line e on-line.

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